Svegliarsi con una rosa… di zucchero!

Mmmmh, una bella colazione a letto: quant’era che non la faccevo? !
Servire questo caffè con la mia rosa in pasta di zucchero mi fa tornare in mente un fatto speciale dell’ infanzia. Non tanto per l’immagine bellissima di una rosa colta al mattino, quanto più per l’associazione di alcuni sapori, e dolcezze speciali…

Quando da bambina trascorrevo i weekend dalla nonna, io e mia sorella eravamo coccolate come principesse. La nonna, ch’era stata tanto severa nell’educare mio padre, concedeva a noi bimbe alcuni vezzi che in famiglia sarebbero stati liquidati con assoluto divieto.  Soprattutto a tavola!
Una cosa che adoravo (che per un po’ rimase un segreto tra me e la nonna, e la zia connivente), era prendere il caffè! Il caffè non si dà mai ai bambini, ma la nonna aveva un modo “speciale” di svegliarmi con il caffé. Probabilmente non avevo ancora compiuto otto anni, ma ricordo benissimo come mi faceva sentire “grande” bere il caffè. Il fatto è che in realtà non lo bevevo affatto!

La nonna prendeva una zolletta di zucchero dalla scatola di cartone nella credenza (chi si ricorda il sapore delle vecchie zollette? Quelle che ingiallivano, impregnandosi degli odori degli scaffali?), bagnava uno spigolo di questa nel caffè della sua tazzina, e quello era il mio momento! :- ) In effetti, quindi, quello che mi portava al risveglio non era caffè, ma piuttosto una sorta di caramella al caffè, che mi gustavo con quella lentezza e quel compiacimento che ancora oggi caratterizza la mia “pausa caffè”.  Sì, ero proprio come i grandi!

 

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Smoothie di gelsi bianchi e miele

Settimana di “raccolta”!

La natura ha i suoi tempi e non aspetta proprio nessuno. In una piccola campagna tra i monti delle Madonie e le coste poco accessibili che da Cefalù arrivano a Messina, mio padre coltiva con dedizione alberi da frutto tradizionali, subtropicali e antiche varietà. E’ da poco che i piccoli alberelli iniziano a portare a maturazione i loro frutti, tra questi troneggia l’ampia fronda di un gelso, dono di un precedente proprietario (è proprio vero che gli alberi sono un’eredità importante per le generazioni future :- )

I piccoli frutti (la cui dolcezza e il sapore intenso non hanno nulla a che vedere con quelle cosette sbiadite e assolutamente insapore che vendono al supermercato) hanno iniziato a maturare il 27 maggio e già adesso siamo a fine raccolto! Per fortuna ero già tornata in Sicilia, altrimenti avrei dovuto aspettare un altro anno per la meravigliosa scorpacciata che ci siamo fatti sotto l’albero (peccato non aver portato la macchina fotografica!)

Ho scritto “27 maggio” ma, ovviamente, non è che tutti i gelsi bianchi si raccolgano nello stesso periodo. Ogni albero, a seconda della posizione, latitudine, altitudine, cure e attenzioni ricevute sceglie il suo momento. E la natura è puntualissima, siamo noi che la facciamo aspettare.

Lo smoothie mi è sembrata un’ottima idea per condividere con voi i fruttini scampati all’assalto dei golosi. Uno smoothie è un frullato di frutta e ghiaccio, spesso ammorbidito con yogurt, sciroppo di zucchero o miele. Ecco una ricetta fresca da bere in giardino o sul terrazzo.

Smoothie di gelsi bianchi e miele

Ingredienti per 2 persone:

200 gr di gelsi bianchi
12 cubetti di ghiaccio
100 gr di yogurt bianco
2 cucchiai di miele
2 cucchiai di succo di limone
2 foglie di menta

Mettete tutti gli ingredienti in un blender o in un frullatore d’acciaio (il bimby, ad esempio, va benissimo. Non fatelo però coi frullatori di plastica o vetro perché il ghiaccio potrebbe spaccarne il bicchiere). Frullate fino ad ottenere un composto omogeneo, versate in due bicchieri e decorate con gelsi e foglioline di menta.

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Milano Food Week 2012 – Il segreti del tè

Di Massimo Bottura neanche l’ombra :- ( in compenso, l’appuntamento organizzato dalla Tea Room C’è, ha superato le mie aspettative. Oltre a ricavarne mille idee su come usare il tè in cucina, e degustare i risultati di queste commistioni originali, ho finalmente imparato i tanti segreti per preparare un tè impeccabile. Qui sotto trovate alcune di queste regole da tenere a mente.

  • Per prima cosa, la teiera in cui metteremo in infusione il nostro tè, deve essere prima riscaldata con dell’acqua alla temperatura di 80°C.
  • Poi possiamo mettere il tè e aggiungere l’acqua dell’infusione che deve essere non troppo dura, né calcarea, e sempre a 80°C.
  • Il tempo d’infusione varia in base al tipo di tè. Non tutti vanno tenuti per molto tempo, ad esempio, il tè verde deve avere un’infusione piuttosto breve, altrimenti diventerebbe tannico (sì sì, proprio come il vino).
  • In generale possiamo dire che per i tè più usati, i tempi d’infusione variano in questo modo: tè bianco (6-10 minuti), tè rosso (5-8 minuti), tè nero (3-7 minuti), tè verde (2-5 minuti). Nella foto potete vedere la speciale clessidra che misura il tempo per i diversi tè. Ma in realtà non esiste una vera regola, perché uno stesso tè cambia in base al luogo di provenienza e alla qualità delle sue foglie.
  • Altro accorgimento: nei coperchietti delle teiere c’è un forellino per far uscire il vapore; dove non ci fosse, il coperchietto va tenuto un po’ sollevato.
  • La quantità di tè per una perfetta infusione è di 1 cucchiaino per persona, più 1 cucchiaino per la teiera.
  • Il tè matcha è un tè verde in polvere. E’ di una qualità diversa dagli altri tè, e si prepara dosandolo così: per ogni tazzina da tè si aggiunge 1 gr di polvere matcha. Si stempera prima in pochissima acqua diluendolo con una spatolina o un frustino e, solo dopo, si aggiunge l’acqua a 80°C.

La signora Luisella, parte dello staff di C’è, prepara il tè con molta precisione e spiega che a questo non andrebbe mai aggiunto né limone, né zucchero , né latte, proprio nulla. Di tutti i tè, però, quello nero ha una morbidezza più spiccata, e questo lo rende più adatto degli altri non solo ad infusioni più lunghe, ma anche all’aggiunta di latte e zucchero.

Un’altra cosa che non sappiamo è che della pianta del tè, si dovrebbero raccogliere solo le prime tre foglie apicali!! Che addirittura vengono chiamate con tre nomi diversi: il germoglio più piccolo è il Pip, la seconda foglia si chiama Orange Pekoe, la terza è la Pekoe. Solo con queste andrebbe fatto il te, ma chi sa se le abbiamo mai assaggiate, perché, a quanto pare, tutte le foglie restanti vengono usate per il consumo industriale (e visto che le marche di tè che consumiamo sono molto diffuse, dubito che possiamo avere in dispensa foglie Pip o Orange Pekoe).

Dopo aver assaggiato un tè nero indiano oolong (delicato e naturalmente profumato), Luisella si mette ai fornelli per prepararci un risotto al tè affumicato Lapsang-Souchong, di origine cinese. Un tè che viene affumicato con legno di cedro e di pino, ma che rimane dolce e delicato. Questo tipo di tè si adatta molto alle preparazioni salate, soprattutto se si tratta di piatti di pesce. Nel caso in cui riusciate a procurarvi questo tè dal sapore speciale, la ricetta è qui di seguito.

Risotto al tè affumicato, zucchine e pancetta

Ingredienti per 2-3 persone:

Te Lapsang-Souchong affumicato, infuso a 85 °C per 5 minuti
Riso carnaroli
1 zucchina verde
1 confezione di dadini di pancetta affumicata
1 scalogno
Sale, olio, burro
Grana

Si soffrigge lo scalogno in olio e burro, si aggiunge la zucchina a dadini, la pancetta e si bagna col tè. Si aggiunge il riso bagnando di tanto in tanto col tè fino a cottura, il sale va aggiunto con moderazione. Spento il fuoco, aggiungo un fiocco di burro e il grana grattugiato prima di servire.

Il risotto posso dirvi che era squisito, ma i dolci rappresentavano decisamente il punto il forte di questa originale declinazione dell’uso del tè. Una Panna cotta al Earl Grey, preparata mettendo questo tè al bergamotto (molto diffuso) in infusione direttamente nella panna. Un colorato Tiramisù al Matcha, preparato con una delicata crema chantilly e pan di spagna imbevuto di tè matcha; e le Praline al Matcha.

Questi altri regretucci che ho appreso sono dedicati a chi sia arrivato a leggere fin qui :- )
Soprattutto, la teiera in ghisa merita qualche rigo in più.

  • La teiera in ghisa nuova, prima di essere usata, deve essere preparata portandovi a ebollizione dell’acqua per ben 3 volte (ogni volta la butta via), e la quarta volta vi si prepara del tè che non va però bevuto.
  • Non si lava mai col detersivo né con le spugne. Si pulisce sciacquandola con acqua fredda e poi riempiendola con dell’acqua bollente. (la regola di non usare il detersivo vale per tutte le teiere).
  • La teiera in ghisa si dice che “ha l’anima”, per indicare che ricorda i sapori e i profumi che vi si infondono. Per questo motivo diventa migliore col trascorrere del tempo e dell’uso. Lo stesso vale per quella di coccio, che è ha una tale memoria dei profumi che se ne dovrebbero possedere almeno 5 o 7, una per ogni tipo di tè che adoperiamo.

Vi lascio a riflettere sul dilemma se la teiera abbia o meno l’anima, e sulle Praline al Matcha!!

C’è Tea Room
via Monte Rosa, 69
20149 Milano – Italy

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Milano Food Week 2012 – Cupcake Revolution

Ieri una Milano grigia, piovosa e anche un po’ deserta. Subito dopo la pausa-pranzo la gente scappa in ufficio, o  controlla la posta ricevuta nelle ultime due ore. Nel mondo intorno a loro, però, la città continua nel suo principale ruolo di “fucina di trend”.

Milano inventa eventi, incrocia vecchi appuntamenti con nuove mode: il principio del “concept store” qui si allarga a quello di un’autentica “concept city” dove puoi trovare di tutto e tutto ruota intorno alla triade moda-creazione-mutazione.
E’ così questo nuovo appuntamento del Food, che ha il cuore nella Main Kitchen incorniciata dall’elegante colonnato di Palazzo Giureconsulti in Piazza Mercanti, e s’irradia per la città coinvolgendo ristoranti, produttori, scuole di cucina ma anche hotel, librerie, architetti e spazi di ogni genere.


Stimola la curiosità, invita a socializzare e ad intrecciare i nostri background culturali il Recipe Market: letteralmente “il mercato delle ricette”, è uno spazio allestito (all’ingresso della Main Kitchen) come fosse un mercato tradizionale dove chiunque può barattare le proprie ricette con quelle di altri passanti. Sono andata a curiosare all’evento più fashion nella Main Kitchen: il “Cupcake Revolution”, un invito a scoprire il mondo dei Cupcakes, delle decorazioni in pasta di zucchero, dei suoi colori e dei suoi sapori, un’allettante anticipazione del Cake Design Festival che si aprirà sabato 26 maggio.

Brava, abile, dolce (non poteva essere altrimenti) e accurata nelle spiegazioni, Giusy Verni, pasticcera e cake designer d’ esperienza, conduce l’evento catturando l’attenzione dei golosi neofiti, mentre noi curiosi-del-food, armati di macchina fotografica, rubacchiamo qua e là immagini colorate, perlate e pralinate…

Più tardi appuntamento con il tè in purezza: i suoi usi in cucina, abbinamenti e ricette… Poi un incontro con lo chef Massimo Bottura. Ma per adesso, continuate a ingolosirvi coi cupcake della Revolution!

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Uova di quaglia in crosticina alle spezie

Se avete letto “la vera storia del pollo all’arancia” allora conoscete già il rapporto nostalgico-affettivo che intercorre tra me e tutto ciò che ha a che fare con le quaglie. Le uova poi, così piccole e maculate ad arte (che la prima volta che le ho viste credevo fossero finte: le avevo scambiate per una decorazione pasquale!) mi fanno venir voglia di metterle in un nido su qualche albero e aspettare che nascano i micro-pulcini. Per fortuna, però, poi rinsavisco e le metto in frigorifero…

A Palermo non le trovavo da un bel po’ (prima le compravo al Auchan) ma a Milano sono in ogni dove, così ne ho approfittato per ideare qualcosa di sfizioso.
Con questa ricetta vi suggerisco un modo molto versatile per usale. Cioè, una volta sode e dopo averle fritte nelle spezie, potete presentarle a vostro piacimento in mille modi. Qualche suggerimento?

  • divise a metà e messe nell’insalata (magari condendo con salsa tartara)
  • alternate nello spiedino con pomodori datterini e dadini di mozzarella
  • adagiate in un letto di lattuga belga e sgrassate con una salsa a base di yogurt e aceto balsamico
  • servite con rucola e speck

Uova di quaglia in crosticina speziata

Ingredienti per 2-3 persone:

12 uova di quaglia
1 tazza di farina 00
1 cucchiaino di spezie (curcuma, cumino, coriandolo, pepe rosa)
1 pizzico di sale
1 albume d’uovo
Olio evo
Sale
Per servire e decorare:
pomodorini, rucola, insalata, salsa yogurt o tartara, o altro a proprio piacimento.


Fate bollire 2 minuti le uova di quaglia in un pentolino con acqua fredda. Lasciatele raffreddare 10 minuti e sgusciatele. Preparate la farina alle spezie: pestate il cucchiaino di spezie in un mortaio con il sale e aggiungetele alla farina. In una tazza sbattete l’albume con una forchetta e tenetelo da parte, preparate in tanto un padellino piccolo con l’olio per friggere.
Passate le uova di quaglia nell’albume e poi nella farina con le spezie, riscaldate l’olio in padella, togliete dalle uova la farina in eccedenza sulla superficie e friggetele tutte insieme (vanno fritte insieme perché l’olio si sporcherà velocemente per la presenza delle spezie, ma anche perché facendo più volume il livello dell’olio sale coprendole quasi interamente, in questo modo la frittura risulterà uniforme).
Scolatele con un ragno su un foglio di carta assorbente e aggiungete un pizzico di sale.

Ora potete divertirvi a ideare abbinamenti e composizioni.
Un’idea originale è quella di servirle in un “nido” creato con rucola o agretti bolliti, oppure come “finger food” presentate nel cucchiaio avvolte singolarmente in un cono di provola con una fogliolina di menta, o anche in tazza per un’originale “colazione uova&bacon”.

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