Cogli la prima… Oliva!

Ecco, è successo che una qualche domenica imprecisata del mese scorso, durante un pranzo di famiglia, la mia attenzione fosse catturata da un discorso, dal lessico alquanto “familiare”, tra la zia Pina (adorata zia di cui mi avete spesso sentito parlare) e mio padre, suo fratello.

  • Zia – …Toti, io mi ricordo benissimo che la mamma, le prime olive, ‘i cugghieva (le raccoglieva) i primi di settembre, Santa Rosalia; e mi ricordo, pure, che litigava con la nonna (la loro nonna) che già per l’Assunta  aveva i barattoli pronti per le olive.
  • Papà – Io le raccolgo sempre a fine settembre, eppure, schiacciate e messe in salamoia con tutti i crismi, mi paiono sempre dure com’ u lignu.

A quel punto mio padre si era accorto che lo stavo osservavo con un punto interrogativo gigantesco sulla faccia e, col solito sorrisetto da “’tu sì picciridda e ‘ste cose non le poi sapìri”, prese a spiegarmi cosa avesse a che vedere tutto quel trambusto di Santi, Assunte e compagnia, con la raccolta delle olive.


In breve: le olive (quelle delle zone costiere della Sicilia) cominciano a formarsi sugli alberi a giugno. Da luglio ad agosto c’è la fase d’indurimento del nocciolo. In questo periodo l’oliva è ancora legnosa perché la formazione dell’olio nel suo tessuto ha inizio solo tra agosto e settembre. La fase di maturazione vera e propria, che coincide col cambiamento di colore da verde a violetto (invaiatura), inizia a settembre e dura fino a novembre. Se si devono preparare però le olive verdi in salamoia, quelle schiacciate con la pietra ed imbarattolate con acqua salata, alloro e peperoncino, le olive vanno raccolte in un momento ben preciso: quando non sono ancora mature, quindi verdi e dure, ma hanno già accumulato abbastanza olio nei loro alveoli.

“Quindi – concluse mio padre – la tua bisnonna le raccoglieva il giorno dell’Assunta ovvero il 15 agosto quando erano ancora legnose, la nonna le raccoglieva alla fine dell’estate, tuo padre le raccoglie a settembre ma sempre troppo dure sono, e tu, che sarai più furba, le raccoglierai la prima settimana di ottobre”.


Certo, non è che muoia dalla voglia di preparare olive verdi in salamoia (visto che neanche mi piacciono molto), né ho intenzione di propinarvi ricette che non abbia prima provato personalmente. In ogni caso, ciò su cui riflettevo dopo quel giorno è l’importanza che un tempo dovevano avere le feste dei santi nella vita pratica di tutti i giorni.

I santi non scandivano solo il lavoro nei campi e le feste, ma anche i piccoli lavori quotidiani: la gestione della casa, la preparazione delle conserve per tutto l’anno, la raccolta delle erbe… Certo, è vero che oggi come allora, ad ogni festività corrisponde un giorno esatto dell’anno, ma c’è una differenza. E questa differenza sta nella percezione del tempo cronologico.

Mentre la nostra concezione del tempo è matematica (le ore sono composte da 60 minuti, i giorni da 24 ore, l’anno da 365 giorni circa), anticamente il tempo era quantificato in modo arbitrario. Esisteva, ad esempio, un tempo percepito come “pieno” che era quello della bella stagione, in cui c’era tanto da fare e che non bastava mai; e un tempo “vuoto”, quello degli inverni, del riposo degli alberi da frutto e che trascorreva con infinita lentezza.

Inoltre la percezione antica non distingueva il mondo fisico da quello spirituale, ma li sentiva entrambi come “realtà”, e li intrecciava indistintamente in un vortice di percezioni temporali che non poteva certo essere scandito numericamente, ma piuttosto cadenzato da feste sacre o dall’onomastico di figli e nipoti che i nostri nonni non dimenticavano mai di festeggiare.

Detto ciò, io, che come dice mio padre “sarò furba” (speriamo!) , il prossimo anno raccoglierò le olive sì la prima settimana di ottobre, ma precisamente per San Francesco, cioè il 4 ottobre (olive che finiranno in una magnifica ricetta). Così da riprendere un’antica consuetudine e, magari, ricordare anche di portare i miei auguri ad un’amica carissima.

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