“Non si gioca a tavola!”

Il cibo è una cosa seria!
Quando oggi parliamo di cultura del cibo, inevitabilmente sosteniamo anche i tanti temi che intorno a questa cultura ruotano: luoghi e tradizioni da salvaguardare, cultura dell’alimentazione, custodia della memoria locale e della biodiversità.
Eppure, quando ripenso alla mia infanzia, sebbene il messaggio che il cibo fosse “cosa seria ed importante” arrivava senza sottintesi attraverso frasi del tipo: “pensa ai bambini poveri che non ce l’hanno”, o “non si gioca a tavola!”; ecco che, al di là di questa austera gravità che si respirava a tavola davanti alla prima smorfia dei nostri capricci, le mamme e le nonne sapevano inventare, per noi bimbi, momenti ludici che dentro la cucina avevano un sapore davvero speciale.

Ricordo la zia Pina che, mentre preparava l’impasto per pizze e sfincioni, ci proponeva di creare mini-pizze dalle forme inedite (anche poco adatte allo scopo), e così nascevano la “pizza-barchetta” o la “pizza-casetta”. Per non parlare dei biscotti a forma di pastori, per dare vita ad un presepe glassato che poi potevi anche mangiare; o alla ricomposizione caleidoscopica dei pezzettini colorati di verdure negli aspic di natale e nelle gelatine, lavoro che mia mamma assegnava a noi bimbe come si fosse trattato di un collage di cartoncini.

Questo aspetto ludico e creativo lo ritrovo, tale e quale lo avevo lasciato agli anni della mia infanzia, nelle creazioni in pasta di zucchero che dilagano sul web, nei programmi tv e anche in edicola, in libreria…


Nel desiderio di giocare con queste caramellose e colorate torte che sembrano uscite dalla Fabbrica di Cioccolato di Willy Wonka, cariche di decorazioni degne delle manine di un Oompa-Loompa, si condensa la voglia di vivere con spensieratezza un compito ricco di responsabilità quale è oggi il cucinare. E, per quanto qualcosa da ridire sull’uso servaggio di coloranti potrebbe esserci, ben venga tutto ciò che fa bene allo spirito, alla creatività, ma soprattutto alla gioia degli occhi dei nostri bambini!!


La pasticceria della tradizione rimane nell’ambito della “cosa seria” (ed è una cosa seria da amare come si ama la propria casa, la propria storia) ma, dopo aver visto e mangiato la prima torta in pasta di zucchero, fiocchi colorati e stelline di zucchero non possono più mancare sulle tavole delle nostre feste!

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