Fave fresche all’antica

 

Rinvenire sapori antichi dal fondo di una pentola di coccio è una scoperta che vale tutta la sua lunga attesa. Sì, nel caso della cosiddetta “pentolaccia”, è proprio la pentola che fa il piatto! E le fave fresche raccolte in campagna con la famiglia non potevano sperare in una fine migliore.
La ricetta è semplicissima, un piatto base della cucina povera siciliana (povera solo in apparenza, ma in realtà ricchissima di nutrienti, vitamine e minerali). L’atto “antico”, invece, da cui il titolo del post, sta nel cuocere le fave a lungo, e a fuoco lentissimo, nella pentola di terracotta della nonna, con conseguente profumino che si spande per tutta la casa, lo stesso profumo che all’ora di cena scende tra i vicoli dei paesi montani…
Che meraviglia… E che sapore!

Fave all’antica (ovvero il piatto della lentezza ritrovata)

Ingredienti per 4 persone:
1,2 kg di fave fresche da pulire
1-2 spicchi d’aglio
1 foglia di alloro
1 mazzetto di finocchietto selvatico fresco
abbondante olio extra vergine d’oliva
sale

Sgranare le fave e, con un coltellino affilato, eliminare l’occhiello sulla sommità. (A questo punto andrebbero scottate 5 minuti in acqua salata bollente e poi messe a cuocere nella pentola di coccio con l’olio e gli aromi, ma io ho messo tutto insieme a crudo) versare un po’ d’olio sul fondo della pentolaccia, aggiungere l’aglio intero pulito, l’alloro, le fave, il finocchietto tritato, coprire a filo con acqua, salare, chiudere col coperchio e cuocere finché le fave non siano diventate tenere, il fuoco deve mantenersi debole per tutta la cottura. Ci vorranno da 50 a 120 minuti, prendetevela comoda…

Come usare la pentola di coccio

Ci vuole qualche accorgimento: la pentolaccia va posta sulla fiamma a mezzo di uno spargifiamma altrimenti si spaccherebbe, la fiamma non va però tenuta mai troppo viva, è anche il caso di sigillare i bordi del coperchio con uno straccio pulito per non disperdere il vapore in cottura.
Se la pentola non è mai stata usa, dovete “prepararla” il giorno prima. Va, infatti, immersa in acqua per un’intera notte (potete riempire il lavello d’acqua e lasciarla lì), al mattino la si sciacqua e la si lascia asciugare. Le pentolacce migliori sono quelle vecchie, macchiate, sbreccate, che hanno assorbito il sapore del tempo e sanno trasmetterlo al piatto, ecco il trucco.

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4 risposte a Fave fresche all’antica

  1. anguria scrive:

    ciao, devo dire che mi hai convinta! quasi quasi compro una pentola di coccio e le faccio! a questo proposito vorrei chiederti un consiglio su quale pentola comprare, se smaltata o ruvida (non so se si dica così), e su come lavarla dopo averla utilizzata. ps se non la uso per tanto tempo quando la riuso devo rimetterla a mollo una notte? grazie mille!

    • Simona Cult scrive:

      Ciao, le pentole di coccio sono sempre rivestite all’interno. In effetti, però, il rivestimento in alcuni casi casi sembra essere un po’ più grezzo, io propendo per quest’ultimo. Non c’è un vero motivo, solo l’idea che un oggetto che nasce da materiali semplici (e che ha funzionato per centinaia di anni) non ha motivo di essere “sofisticato” o complicato :-)
      L’ammollo di una notte vale solo per la sua prima volta, piuttosto sceglie bene la forma in base alle preparazioni che hai in mente: bassa e larga per carne e pesce in umido, alta per zuppe e legumi. In attesa di provare pentole di ghisa o ferro, buoni acquisti! Ciao :-) )

  2. grazie mi è stato utile è da tanto che cercavo una soluzione per la cottura delle fave senza farle arrossire o bruciare anche chiedendo fra le mie parenti nessuno utilizza l’acqua nella cottura da oggi in poi lo farò

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