Di come nasce un ricordo, e come un blog

La costruzione di un ricordo fa parte di quelle cose che diamo per scontate ma che restano un assoluto mistero. Come fa una sensazione a rimanere dentro di noi intatta, per tutta la vita? E dove la conserviamo con esattezza? La memoria sceglie con noi, o decide cosa conservare indipendentemente da noi?

Trovo che, tra i ricordi, i più sorprendenti siano quelli olfattivi. Particelle invisibili agli occhi (un profumo portato dal vento) riescono a suscitare le più forti emozioni.

Ricordo di due anziane signore, venute da Milano in visita a casa nostra per un funerale, commosse nell’aver ritrovato l’odore della Palermo in cui avevano trascorso l’infanzia e che, a detta loro, sapeva di “salsa, umido e gelsomini”. Allora avrò avuto una decina d’anni e questo racconto mi sembrò incredibile (e le vecchine, un po’ strambe), ma poi imparai anch’io a distinguere l’odore dell’aria. L’aria del temporale in arrivo, l’aria delle case degli anziani, l’odore che ha l’aria nella camera di un bambino, quello del vento di maestrale che gonfia il mare, quello dello scirocco e l’odore della primavera che infiora i rami invernali. Così accadde con ogni cosa, fino al giorno in cui ebbi il permesso di accedere ai tesori della dispensa, scoprirne i profumi e affondarvi le mani. Quella fu la chiave per il meraviglioso universo della cucina. Tutto quello che è accaduto dopo, lo troverete tra queste pagine…

 

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